La vita privata di Sherlock Holmes – Billy Wilder (1970, 120 min.)

sherlock

La vita privata di Sherlock Holmes è uno degli ultimi film girato da uno dei registi che amo di più, Billy Wilder, e forse per questo motivo anche uno dei meno conosciuti e celebrati. Eppure se non è un capolavoro, poco ci manca. Wilder mette in scena un’avventura apocrifa di Sherlock Holmes, trascritta e raccontata dal fedele Watson, dove il noto detective, oltre a rivelare alcuni lati insospettabili della sua personalità, subisce il primo e unico scacco della sua vita. Chi potrà mai essere stato in grado di prendere per i fondelli l’infallibile fiuto del nostro eroe? Non ci crederete, ma è stata una donna. Della trama non anticipo altro, in modo che possiate apprezzare il mistero e il complicato intreccio di un caso davvero fuori dal comune.
Cosa rende questo film così affascinante? Difficile dirlo. Amato da pochi, odiato dai più, La vita privata di Sherlock Holmes ci mostra un detective molto diverso da quello descritto nei romanzi di Arthur Conan Doyle: un eroe decadente, cinico, malinconico, misogino e solitario, che trova rifugio nell’abuso di alcol e cocaina. Uno Sherlock che sembra incapace di provare emozioni, freddo e scostante con le donne, tanto che viene insinuato il dubbio di una sua presunta omosessualità con il dottor Watson. Ma soprattutto uno Sherlock più umano: a Wilder non interessa fare l’ennesimo film su Sherlock Holmes, il detective leggendario, ma farcelo conoscere come uomo e rivelarci alcuni lati della sua personalità che non avremmo mai sospettato. Holmes è tragicamente condannato all’infelicità dalla sua stessa intelligenza, che non gli permette mai di accettare facili spiegazioni o di gioire dei propri successi; quella stessa intelligenza che lo rende ipercritico verso gli altri e soprattutto verso se stesso, condannandolo all’isolamento e alla depressione.Il suo ruolo è affidato alla bravura dell’inglesissimo Robert Stephens, che ho trovato assolutamente irresistibile, mentre Christopher Lee interpreta il fantomatico fratello di Sherlock, Mycroft, regalandoci una prova di alta classe. Una menzione a parte merita la colonna sonora del film, affidata da Wilder al compositore ungherese Miklós Rósza, che rispecchia e sottolinea gli stati d’animo del detective nella sua costante ricerca della verità, davvero molto bella. Inizialmente il film era stato pensato da Wilder come una sinfonia in quattro movimenti, con quattro episodi che rivelavano qualche dettaglio della psicologia di Holmes e della sua relazione con Watson. Sfortunatamente, siccome il film girato durava più di quattro ore, la produzione decise di tagliare due episodi, amputando così la sinfonia di due movimenti. Un vero peccato, non solo per la musica ma anche per la storia: personalmente muoio dalla voglia di vedere ancora in azione questo Holmes atipico, che ho amato moltissimo proprio per la sua debolezza e la sua umanità, per il mondo interiore che Wilder sapientemente riesce a far intravvedere senza mai rivelare completamente. Indimenticabile.

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