Partita a quattro – Ernst Lubitsch (1933, 90 min.)

partita a quattro locandina
Due artisti americani, il drammaturgo Tom Chambers e il pittore George Curtis, vivono insieme in una soffitta parigina, e sono entrambi innamorati della stessa donna, Gilda Farreell. Gilda è uno spirito libero, o quantomeno un’eterna indecisa. Non riesce a capire chi preferisce dei due e non sapendo come venirne a capo, propone loro un piacevole compromesso: andrà a vivere con loro come amica e critica delle loro opere, ma nulla di più. La ragazza ha infatti le idee chiare: niente sesso finchè non avrà preso una decisione. Tuttavia, quando Tom va a Londra per seguire la produzione di una commedia, Gilda non ci penserà due volte a rompere il patto… come andrà a finire?
Ricordatevi innanzitutto che si tratta di una partita a quattro, dunque manca almeno un altro giocatore, in questo caso il solito, esilarante Edward Everett Horton, un attore che ho imparato ad amare grazie alle commedie degli anni 30. Il resto del cast è completato da un giovanissimo Gary Cooper, che si rivela in tutta la sua irresistibile autoironia, da Frederic March e da Miriam Hopkins, un’attrice molto amata da Lubitsch, che interpreta alla perfezione il ruolo della donna moderna e diretta. Il film poggia sull’affiatamento del cast e su di una sceneggiatura sofisticata e intelligente come poche, ma ciò che colpisce di più è la libertà con la quale viene trattato il sesso e il rapporto uomo-donna. Siamo solo nel 1933, e per quanto le scene di sesso vengano solo suggerite, se ne parla esplicitamente e senza pudori, e viene presentata allo spettatore una situazione in cui una donna vive sola con due uomini, è amata da un terzo, se li fa praticamente tutti e alla fine……… non ve lo dico!  partita a quattro letto
Insomma, credo fosse sufficiente a fare venire un paio d’infarti ai membri della commissione per la censura che all’epoca tenevano gli occhi bene aperti.
Oggi, invece, Partita a quattro è un film che appare datato, e le dissolvenze e i cambi di scena forse ci fanno un po’ sorridere, ma ciò non toglie che sia un grandissimo film, uno dei capolavori di Ernst Lubitsch, un grandissimo regista.
Di ménages à trois ormai se ne vedono dappertutto al cinema, ma pochi hanno l’arguzia, la leggerezza e la goliardia di quello tra Gilda, George e Tom. Per loro, come dice filosoficamente
quest’ultimo “la delicatezza è la buccia di banana su cui scivola la verità”. E scusate se è poco.

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