Spettacolo di varietà – Vincente Minnelli (1953, 120 min.)

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Tony Hunter (Fred Astaire) è un attore-ballerino un tempo di grande fama, che da qualche anno è caduto in disgrazia, a cui due buoni amici sceneggiatori, Lester e Lili Marton, propongono il ruolo di protagonista in una loro nuova rivista. Lo spettacolo verrà prodotto e diretto da un regista talentuoso sulla cresta dell’onda, il cui nome è Jeffrey Cordova. Questi chiama come ballerina ad affiancare Tony un’artista molto nota nel campo della danza classica, Gaby Gerard (Cyd Charisse) e, non contento, trasforma il copione della rivista facendola diventare praticamente una versione moderna del Faust.
Assistiamo così alle estenuanti prove dello spettacolo, con un bravissimo Jack Buchanan nel ruolo del regista megalomane e intellettualoide, che spesso fa davvero morire dalle risate. La prima rappresentazione, non illudetevi, sarà un fiasco pazzesco, tanto che l’intera compagnia rischierà di perdere il lavoro. Per fortuna il buon Tony deciderà di vendere la sua collezione di opere d’arte per produrre nuovamente lo spettacolo, questa volta seguendo la sceneggiatura originaria. Il successo sarà immenso.

Spettacolo di varietà è un capolavoro del genere musical, nonchè uno dei film più belli realizzati da Vincente Minnelli. La sceneggiatura è affidata alla coppia infallibile formata da Betty Comden e Adolph Green, che ripropone una delle trame classiche del genere, quella del backstage-musical: ci sono uno spettacolo da allestire, dei problemi da superare, degli scontri tra i protagonisti che si devono per forza risolvere per poter avere successo (in questo caso l’antipatia immediata che nasce tra Tony e Gaby, che comunque finiranno per innamorarsi l’uno dell’altra). L’idea di base del film è inoltre quella di mettere in scena la differenza tra il cinema inteso come arte o come intrattenimento popolare, a vantaggio di quest’ultimo: “That’s entertainment!” cantano gli attori sul palcoscenico, quindi bisogna divertirsi e ballare dimenticando i propri guai. Certamente Minnelli non pensava al cinema solo come ad un passatempo spensierato, ne aveva anzi una concezione molto più alta, ma con questa pellicola ha voluto celebrare un’era grandiosa del cinema, proprio nel momento del suo declino: quella delle grandi produzioni musicali della MGM, che non a caso ha intitolato “That’s entertainment” le antologie con le quali rievoca nostalgicamente i propri celebri musical (la prima, del 1974, è stata pubblicata anche in italiano con il titolo di C’era una volta Hollywood). Per oltre vent’anni la Metro Goldwyn Mayer ha divertito con classe, eleganza ed originalità il suo pubblico, facendo sognare e regalando emozioni sincere. Nei musical di questi anni “intrattenimento” significa cura, ricerca formale, professionalità elevatissima, creatività, tensione costante verso il nuovo, l’inedito. Significa produrre dei film in grado di soddisfare non solo il gusto del pubblico popolare, ma anche di quello più esigente: una cosa che il cinema oggi riesce raramente a fare, soprattutto con la medesima eleganza.
“That’s entertainment” ovvero “QUESTO è divertimento”.

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