Gli Spostati – John Huston (1960, 120 min.)

Reno, Nevada. Gay (Clark Gable), un anziano cowboy, si innamora di Roslyn (Marilyn Monroe), una giovane donna che ha appena divorziato.
Lui è un uomo deluso dalla vita e abbandonato dai propri figli, che si guadagna da vivere catturando cavalli selvaggi e rivendendoli ad un’industria di mangimi; lei è una donna sensibile e fragile, che cerca di risollevarsi dopo la fine del suo matrimonio.
I due provano a cominciare una nuova vita insieme, nella quale ritrovare un po’ di pace e di felicità, ma il disincanto è sempre dietro l’angolo.
Insieme a loro si trovano altri due personaggi, accomunati dalla stessa disilussione e dal medesimo senso di sbandamento: Guido (Eli Wallach), un ex pilota che piange ancora la moglie prematuramente scomparsa, e Pierce (Montgomery Clift), un giovane cowboy che ha già perso la fiducia nella vita e nelle persone che lo circondano.
I tre uomini vedono in Roslyn un antidoto alla solitudine e alle proprie frustrazioni, e la portano con loro nella prateria, a catturare un gruppo di cavalli selvaggi.
Durante la caccia Gay rivela un’inaspettata crudeltà nei confronti degli animali, che sconvolge la giovane donna e sembra allontanarla per sempre da lui; il cowboy inizialmente si accanisce sui poveri cavalli, ma poi comprende lo squallore e l’inutilità del proprio mestiere e decide di lasciarli liberi.
Con questo gesto riesce a riconquistare la fiducia di Roslyn, che decide di non abbandonarlo e di restare con lui: forse è ancora possibile superare le proprie paure e trovare la felicità accanto a qualcuno.
Nonostante il finale ottimistico, il film di John Huston è pervaso da un senso di morte e di desolazione esistenziale, e i personaggi appaiono sempre spaesati, privi di volontà, smarriti in una realtà ostile nella quale ogni desiderio di cambiamento viene immancabilmente frustrato.
Sceneggiato da Arthur Miller, “Gli spostati” è un western “moderno”, dove non c’è più spazio per cowboys e cavalieri della valle solitaria, ma solo per anime alla deriva, per uomini che non credono più a nulla.
Il film è stato a lungo celebrato perchè vi recitano per l’ultima volta due leggende come Clark Gable e Marilyn Monroe, ma non è a mio avviso tra i migliori di Huston.
All’epoca il matrimonio della Monroe con Miller era in piena crisi, e la depressione dell’attrice creò non pochi problemi durante la lavorazione del film.
La coppia divorzierà poco tempo dopo la fine delle riprese.
Sarà per la sua particolare situazione personale, ma l’attrice rivela qui ottime doti drammatiche, e risulta la migliore e la più convincente di tutto il cast.
Anche se non si tratta di un’opera irrinunciabile nella filmografia del regista, consiglio comunque di vedere “Gli spostati” perchè rappresenta una tappa nel processo di elaborazione della filosofia di vita pessimistica di Huston, caratterizzata dall’angoscia per la morte imminente e dall’assenza di ogni speranza, che troverà la sua espressione più compiuta nel suo ultimo film, Gente di Dublino, una sorta di testamento del regista e del suo pensiero.

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