Insieme a Parigi – Richard Quine (1964, 90 min. circa)

Parigi. Richard Benson è uno scrittore americano in piena crisi creativa, alle prese con la stesura della sceneggiatura di un film del quale ha deciso solamente il titolo, lo stravagante “La ragazza che rubò la Tour Eiffel”.
Tormentato dal proprio produttore e mecenate, che mentre prende il sole a Cannes non fa che telefonargli e inviargli telegrammi per sapere come procede il lavoro, Richard trascorre il suo tempo vuotando bottiglie, nell’attesa di un’ispirazione che non arriva.
Quando ormai mancano solo due giorni alla consegna del copione decide di assumere la dattilografa Gabrielle Simpson, che ha il volto della leggiadra e affascinante Audrey Hepburn.
Con l’ingresso in scena dell’attrice il film inizia a svilupparsi su due binari distinti: da una parte seguiamo le vicende di Richard e Gabrielle alle prese con la sceneggiatura da scrivere, dall’altra vediamo il copione prendere vita nella forma di un “film nel film” e  trasformarsi secondo i gusti e i desideri dei due protagonisti. Alla romantica dattilografa, che vorrebbe una pellicola sentimentale, con il classico lieto fine, si contrappone il più cinico e materialista scrittore, che preferirebbe una trama più movimentata e d’azione.
L’aspetto metacinematografico è senza dubbio la cifra distintiva del film, oltre che la sua caratteristica più interessante, e diventa il presupposto per fare dell’ironia e divertire, giocando con alcuni aspetti della tecnica cinematografica, come la celebre “dissolvenza”.
Nella trama secondaria è degna di nota anche la presenza di Tony Curtis, che interpreta dei personaggi decisamente sopra le righe.
“Insieme a Parigi” è una classica commedia brillante all’americana, estremamente godibile, sorretta dalle performance di altissimo livello dei due protagonisti, nel doppio ruolo di scrittori e personaggi del copione.
Alla dinamica del film nel film è collegato anche un passaggio dall’interno all’esterno, poichè le uniche sequenze che si svolgono fuori dell’appartamento dello scrittore sono quelle in cui la sceneggiatura viene messa in scena.
L’ambientazione è sempre quella di una Parigi da cartolina, che presenta tutti gli stereotipi che gli americani attribuivano ai francesi e alla Francia; così, per esempio, l’appartamento dove si svolge la maggior parte del film rappresenterebbe un sogno per qualsiasi artista volesse condurre una vita bohemienne nella capitale francese: ricercato ed elegante, ma con il classico soppalco e il terrazzino che guarda sui tetti della città e sul suo simbolo più amato, la Tour Eiffel.
Avrete ormai capito che in questo romantico scenario sarà praticamente impossibile che tra Richard e la dattilografa non nasca l’amore, a scapito della sceneggiatura e con buona pace della produzione: il lieto fine è assicurato, magari non per il copione, ma certamente per i suoi autori.

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