Riflessi in un occhio d’oro – John Huston (1967, 120 min. circa)

L’incipit di “Riflessi in un occhio d’oro”  ne rivela da subito l’epilogo tragico, facendo riferimento all’omicidio che verrà compiuto alla fine del film.
La vicenda narrata si svolge in un accampamento militare, e vede coinvolte due coppie “scoppiate”, quella formata dal maggiore Weldon e dalla moglie, e quella formata dal loro amico colonnello e dalla sua consorte.
La signora Weldon, interpretata da una bravissima Elisabeth Taylor, sempre da applausi nel ruolo della femmina arrogante e dominatrice, tradisce il maggiore con il colonnello, ed è segretamente desiderata dal soldato semplice Williams, che la spia ogni notte nascosto nel buio del parco.
Quello che poteva essere il classico triangolo viene qiundi complicato dalla presenza di un quarto personaggio, che diventa a sua volta oggetto delle pulsioni omosessuali di Weldon, uno straordinario Marlon Brando.
La situazione è resa ancora più complessa dalla presenza della moglie del colonnello, affetta da presunti problemi mentali e ignara dei tradimenti del marito.
Il film di Huston si concentra sulle passioni frustrate dei personaggi, che non riescono mai a possedere l’oggetto del proprio desiderio e sono costretti quindi a reprimere costantemente i propri sentimenti, per non rivelarli alle persone che li circondano.
Il maggiore Weldon, infatti, si dimostra in più occasioni insensibile alle cattiverie della moglie, e la sua indifferenza raggiunge il culmine quando lei lo prende a frustate, senza che lui dia il sengo di provare qualche emozione; il soldato Williams, invece, ha ricevuto un’educazione bigotta e sessuofoba, che gli impedisce di lasciarsi andare e di dare sfogo alle proprie passioni.
La repressione dei sentimenti è all’origine del comportamento ossessivo dei due personaggi, condannati ad essere dei voyeurs i cui desideri rimarranno inappagati.
Nel film, infatti, lo sguardo gioca sempre un ruolo fondamentale, diventando di fatto una sorta di surrogato del possesso: Williams osserva dal parco la moglie di Weldon, e questi a sua volta spia i movimenti di Williams, che è ignaro dell’interesse del suo superiore.
Quando guardare non basterà più gli eventi inizieranno a precipitare, fino alla tragedia finale: Williams sale nella camera della moglie di Weldon per toccare e sentire il profumo della sua biancheria intima, il maggiore lo sorprende e in un impeto di gelosia gli spara, uccidendolo.
“Riflessi in un occhio d’oro” è una tragedia annunciata, ma Huston è abile nel mantenere in attesa lo spettatore per tutta la durata del film, impedendogli di capire fino in fondo i personaggi e i loro sentimenti, che restano sempre ambigui ed inespressi, fino a rivelarsi con prepotenza nel finale.
Anche lo spettatore di conseguenza diventa un voyeur, frustrato nel suo desiderio di “possedere” l’intimità dei personaggi, e il film si risolve in un conturbante gioco di sguardi (del regista, del pubblico, dei personaggi).

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