The Dead (Gente di Dublino) – John Huston (1987, 90 min. circa)

“The Dead” è l’ultimo film realizzato da John Huston, e vede coinvolti anche due figli del regista, Anjelica, presente tra gli attori, e Tony, che ne ha firmato la sceneggiatura, tratta da un racconto di “Gente di Dublino” di James Joyce.
Il film è ambientato in una Dublino innevata, durante i primi anni del Novecento, all’interno di una casa dove si sta svolgendo una festa natalizia.
Gli invitati sono giovani e vecchi membri della borghesia irlandese e tra essi si distinguono Greta (Anjelica Huston) e il marito Gabriel, nipote delle due anziane signore che hanno organizzato il ricevimento.
Nel corso della serata ci vengono rivelate le personalità dei commensali: essi sono vuoti, passatisti, dalla mentalità chiusa e bigotta, schiavi delle abitudini e delle convenzioni sociali, che li obbligano a vivere e a morire nella mediocrità.
Huston utilizza magistralmente l’ambiente e gli oggetti per evocare la psicologia e i sentimenti dei personaggi: i ritratti ovali appesi alle pareti, l’onnipresente carta da parati, i candelabri, gli angusti corridoi e i pesanti mobili di legno scuro rispecchiano la vecchiaia interiore dei protagonisti, l’immobilità che li rende più simili ai morti che ai vivi.
“Il nostro posto è tra i vivi” recita il marito di Greta nel discorso preparato per il brindisi, ma è chiaro che si sta rivolgendo a persone che hanno smesso di vivere molto tempo addietro, scegliendo di appiattire la propria esistenza sui canoni di comportamento borghese e di essere anacronistici, rivolgendo il proprio sguardo sempre al passato e mai al presente, ne tantomeno al futuro.
Ecco allora una delle vecchie signore rendersi ridicola cantando per gli ospiti, pur essendo ormai priva della bella voce che aveva in gioventù e che l’avrebbe resa una cantante affermata, se solo avesse avuto il coraggio di seguire questa vocazione.
La nipote, che viene spinta ad esibirsi al piano, è certo condannata a subire la stessa sorte: pur essendo una pianista virtuosa, non arriverà mai a dare un concerto aldifuori delle mura domestiche, consumando al loro interno se stessa e il proprio talento, fino alla morte.
Mentre dentro la casa si svolgono i drammi personali degli invitati, fuori la neve fiocca lenta e inesorabile, formando una coltre bianca e immobile, che evoca un’idea di monotonia, di decadimento, di lento avanzare verso la morte.
Alla fine del film, mentre gli invitati tornano uno dopo l’altro in carrozza alle proprie abitazioni, il dramma raggiunge il suo culmine: una vecchia canzone irlandese risveglia in Greta il ricordo di un antico dolore, spingendola a riflettere sulla propria vita e, per la prima volta, a mettersi in discussione.
Insieme a suo marito, scopriamo la sua sofferenza per la morte di un innamorato, avvenuta ancora in gioventù, ma la cui memoria non è stata mai cancellata dal tempo.
Questa rivelazione colpisce profondamente Gabriel e porta anche lui a riflettere su come ha vissuto e sul suo rapporto con la moglie: come può dire di conoscerla veramente, ora che ha scoperto che per lunghissimo tempo lei gli ha tenuto nascosto questo pensiero? Quali altri segreti non gli avrà ancora confessato?
E’ il dramma dell’incomunicabilità, tale da rendere estranee due persone che hanno passato la vita insieme, ma che non si sono mai concesse completamente l’una all’altra, accontentandosi di vivere passivamente la quotidianità.
La scoperta dell’effettiva distanza che lo separa dalla moglie costringe il personaggio a prendere atto della propria inutilità, a domandarsi se abbia mai amato o provato un’autentica passione per qualcuno o qualcosa, e più in generale, se abbia mai vissuto davvero.
Il film di John Huston si chiude con una riflessione amara e dolorosa sulla vita umana e, in particolare, sui “morti” che albergano dentro ognuno di noi, cioè tutti gli attimi non colti, le occasioni perse, i momenti che non si è voluto vivere e che non si ripresenteranno mai più.
Le ultime immagini sono cupe e angoscianti, con la neve che ricopre cimiteri, rovine e alberi spogli, mentre su tutto regna la morte, la disperazione, la solitudine.

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