Il profumo della signora in nero – Sergio Barilli (1974, 90 min.)

“Il profumo della signora in nero” è considerato giustamente un’opera di culto nel panorama del cinema di genere italiano.

Diretto nel 1974 da Sergio Barilli, rappresenta una deviazione rispetto ai canoni del giallo-thriller argentiano che si erano imposti dopo il successo di film come “L’uccello dalle piume di cristallo”, “Il gatto a nove code” o “Quattro mosche di velluto grigio”: niente assassini dal volto coperto armati di coltellaccio, ma un orrore che si nasconde nel quotidiano, tra le persone che ci circondano e nei luoghi che frequentiamo abitualmente. Da questo punto di vista il film è molto più vicino al cinema del primo Polanski, quello di “Repulsione” e “Rosemary’s baby”, ma soprattutto ricorda “L’inquilino del terzo piano” (che però è successivo e anzi potrebbe essere stato ispirato proprio dall’opera di Barilli). Ad accomunare le pellicole c’è la stessa atmosfera angosciante e claustrofobica, il tema portante della quotidianità che diventa incubo, dell’impossibilità di distinguere tra realtà e allucinazione, delirio dei protagonisti.

Silvia con la misteriosa bambina che la perseguita

Un delirio che viene lentamente e subdolamente alimentato dai vicini di casa, che si comportano in modo strano e ambiguo, e sembrano tutti nascondere qualcosa, complottare qualcosa di losco ai danni della protagonista, interpretata dalla brava Nimsy Farmer. Silvia, questo il suo nome, soffre di allucinazioni a causa di un trauma subito durante l’infanzia (tanto per cambiare): da piccola ha visto sua madre fare sesso con un altro uomo e, spaventatasi, l’ha colpito con una forbice. Ora è perseguitata da incubi e allucinazioni che la riportano a quest’evento passato, al culmine delle quali inizia a vedere una bambina bionda girare per casa (lei da piccola?). Tuttavia lo spettatore non riesce mai a capire con certezza se è lei che sta impazzendo e perdendo ogni legame con la realtà, o se sono i suoi ambigui vicini di casa e le persone che incontra per strada ad aver ordito un complotto per farla andare fuori di testa. Nel corso dei film, infatti, alcuni particolari ci portano a credere che la protagonista sia vittima dei suoi amici e conoscenti; anche una frase pronunciata all’inizio da uno dei personaggi (“occorre tempo e pazienza… per entrare in un cervello”) ci fa propendere per questa seconda ipotesi.

Un finale macabro e sorprendente ci rivelerà la verità, trovandoci assolutamente impreparati.

“Il profumo della signora in nero” è un film veramente affascinante, accompagnato dall’ottima fotografia di Mario Masini e dalle belle musiche di Nicola Piovani, ora tristi ed inquietanti, ora stridenti e disturbanti.
L’unica pecca forse è l’eccessiva quantità di particolari e indizi disseminati durante il corso della storia, che alla fine rendono la trama un po’ confusionaria: i pezzi del puzzle diventano un po’ troppi e ad un’attenta analisi non riescono ad incastrarsi perfettamente, ma come ho detto altre volte questo è un po’ il difetto della maggior parte dei gialli italiani di questo periodo.

Da vedere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...