L’etrusco uccide ancora – Armando Crispino (1972, 90 min.)

Prima pellicola gialla diretta da Armando Crispino nel 1972, seguita nel 1975 dallo stravagante “Macchie solari”.

Seguendo una formula che verrà utilizzata anche nel film successivo, si mescolano un plot tipico da thriller all’italiana e degli spunti paranormali, con un risultato abbastanza interessante, anche se non ai livelli di quanto è stato spesso decantato.

Il protagonista, un archeologo americano che lavora negli scavi etruschi di Spoleto, si ritrova coinvolto in una serie di brutali omicidi, commessi sempre ai danni di giovani coppie in fase di amoreggiamento.

Chi sarà il colpevole?

I sospetti della polizia si concentrano sull’archeologo, alcolizzato e violento, su un direttore d’orchestra paranoico, e su un coreografo gay; il protagonista, invece, propende per una teoria sovrannaturale: è il dio etrusco della morte Tugulka, raffigurato in una tomba, reincarnatosi nell’assassino per riprendere una catena di sangue cominciata tremila anni prima. Invece, come nei film di Dario Argento, potete già immaginare che l’autore degli efferati delitti non sarà nessuno di loro, ma verrà svelato solo al momento del colpo di scena finale. Un finale visivamente molto bello, degno del migliore Argento, girato al ralenti e senza accompagnamento musicale, che rappresenta, insieme al primo brutale omicidio nella tomba etrusca, l’unico momento di autentica suspense.

Come è stato spesso sottolineato, vi sono non poche analogie tra questa pellicola e “Profondo rosso” di Dario Argento, che però è successivo e risale al 1975. Primo: l’assassino è a sua volta una vittima, poiché è rimasto traumatizzato da un evento occorso durante l’infanzia, che non ha mai superato. Secondo: egli porta con sé un registratore per ascoltare prima di ogni omicidio la messa da Requiem di Verdi, il motivo musicale che gli permette di scatenare la violenza. Non sono certo delle coincidenze, ma è innegabile che in “Profondo rosso” queste idee portanti si sviluppano in una sceneggiatura mille volte più solida, e costituiscono gli ingranaggi di una “macchina della paura” praticamente perfetta.

“L’etrusco uccide ancora” non è dunque un capolavoro del genere, e forse soffre anche del fatto di esser stato troppo sopravvalutato proprio in virtù delle somiglianze con l’opera maestra di Dario Argento, ma è comunque un film suggestivo e irrinunciabile per ogni cultore del giallo all’italiana che si rispetti.

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